Jihad: nuovi ostaggi rapiti, ancora foreign fighters

La jihad, letteralmente “guerra santa“, continua a seminare il panico e la morte ovunque nel mondo; per questo motivo è sempre più difficile credere che a muovere i terroristi dell’Isis siano davvero ragioni di natura fideistica. In Siria, proprio in queste ultime ore, sarebbero stati rapiti circa 220 ostaggi, accomunati ancora una volta dalla professione del credo cristiano. I prigionieri inoltre sarebbero stati prelevati dai loro villaggi, tutti collocati nelle immediate vicinanze del nuovo califfato islamico in Siria. Proprio in questa porzione di terra, probabilmente non si tratta di una casualità, sarebbero attualmente in corso delle feroci guerriglie tra i terroristi e i loro detrattori. Ai 220 ostaggi siriani intanto si sarebbero aggiunti anche 100 prigionieri iraniani, tra questi anche dei bambini. Nessun codice etico quindi, nessuna umanità: ecco perché giorno dopo giorno quella combattuta dall’Isis diventa sempre più una guerra ingaggiata per ragioni inesplicabili, per motivazioni e con mezzi che nessuna divinità potrebbe mai suggerire ai suoi fedeli. Intanto però, soprattutto grazie ad internet, il terrorismo arruola ogni giorno sempre nuovi combattenti, non più originari soltanto dai paesi del Medio Oriente, ma soprattutto di quell’occidente che intende debellare quasi fosse un batterio mortale per l’intera umanità. Le ultime foreign fighters, stavolta si tratterebbe infatti soltanto di donne, arruolate dalle bandiere nere dell’Isis sarebbero circa 40 e arriverebbero tutte dall’Australia. Ciò che fa riflettere è che il contributo del sesso femminile alla jihad si limita spesso a svolgere il ruolo di concubina per gli eroici combattenti della guerra santa (una sorta di anticipazione in terra del Paradiso islamico) o, a prestarsi ad assolvere la funzione di kamikaze. Anche questo dato dovrebbe spingerci alla riflessione; i codici comportamentali recentemente diffusi dai teorici dell’Isis trovano nella donna un essere inferiore, sul quale è giustificabile compiere atti di violenza fisica e sessuale. A prescindere dal “credo religioso” o dalle motivazioni ideologiche quindi sembra strano che il numero delle donne coinvolte nella jihad cresca di giorno in giorno.

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